Giacomino aka il fratellino immaginario

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L’altro giorno mi chiama la maestra di Costa e, come prima cosa, mi dice di non preoccuparmi. Io, naturalmente, mi preoccupo moltissimo.

A quanto pare il 19 di marzo, per la gioia di tutti, io ho dato alla luce un fratellino Giacomo (con abbondanza di dettagli tecnici su come ciò io ho fatto, visto che l’argomento è stato recentemente trattato). Il bambino è bello e felice e tutti ne siamo deliziati. Stringe il dito del fratello maggiore con entusiasmo, beve latte dal biberon e cresce di giorno in giorno. L’unico piccolo difetto di Giacomino sembra essere che – poverino – ha il sonno difficile, di notte piange, motivo per cui Costantino è costretto a venire a dormire nel lettone con noi. In questo istante si trova a Milano dove è accudito dalla nonna (che sarebbe la Madre, che con un neonato probabilmente ci spegne le sigarette).

Mi dice la maestra che, tanto era preciso il dettaglio e sicura l’esposizione che, non vedendomi da diverso tempo, loro si sono domandati se davvero io potessi aver avuto un figlio o se ne avessimo adottato uno.

Ora, ci sono occasioni nella vita in cui veramente tu ti riconosci nei figli in maniera inequivocabile. A mia volta figlia unica, io sono cresciuta coi miei nonni che non amavano particolarmente intrattenere altri bambini oltre a me (e anche me, mi amavano, ma certo non è che mi intrattenessero granché… allora non andava tanto). Insomma, com’è o come non è, io da piccola mi sentivo sola. Tutti i miei compagni di classe sembravano abitare in delle comuni con un numero indefinito di fratelli sorelle cugini e amici con cui si divertivano pazzamente da mane a sera, io sempre sola come un cane, da un certo punto in poi ho iniziato a inventarmi storie di fratelli e cugini e amici come se piovessero.

Con la differenza che i loro erano veri, quindi neanche più di tanto interessanti, mentre i miei erano il parto di una fantasia smodata, ma realistica, quindi me li invidiavano tutti.

Motivo per cui, quando la maestra ha finito di espormi l’episodio mi sono vista costretta a trovare una qualche formula di rito idonea a rinfrancarla e a darle al contempo contezza della mia attenzione alla problematica quale genitore responsabile….

E’ così che me ne son uscita con: “guardi, non posso garantirle che questo sia inequivocabilmente sinonimo di normalità, ma anche io da piccola mi inventavo storie di questo genere, quindi la cosa non mi preoccupa più di tanto…. a meno che lei non mi dica che mi devo preoccupare. Oddìo, mi devo preoccupare?”.

La maestra dice che non mi devo preoccupare, ma magari parlarne con lui e fargli presente che, comunque sia, si tratta non della realtà, ma del parto della sua fantasia.

Morale che mi dispongo nello stato d’animo dell’educatrice e vado a parlare con mio figlio.

Mamma: “Costantino, la maestra G. mi ha detto che hai avuto un fratellino…”;

Costantino (senza apparente imbarazzo, ma senza distogliere gli occhi dai suoi giochi): “Sì”;

M.: “ma l’abbiamo adottato o è proprio figlio mio biologico?”;

ci pensa, capisce che pretendere di dirmi che ho partorito a mia insaputa è un po’ forte, ma anche l’idea di un’adozione evidentemente non lo soddisfa

C.: “no, no, non l’abbiamo adottato è proprio mio fratello” (spostando mirabilmente il fulcro dell’attenzione da me a lui);

M.: “e adesso dov’è?”;

C. (senza esitazioni): “A Maratea con la Nonna Chiara (in vacanza al mare con mia suocera n.d.r.)”;

M.: “allora quando andremo a Maratea me lo presenterai?”;

C.: “no quando andremo a Maratea lui andrà a stare con il Nonno Ignazio (mio suocero n.d.r.)”;

M. (sentendosi una demente per la domanda del *****) : “ma, Costantino, questo tuo fratello non è reale, è immaginario, lo sai sì?”;

C.: “no assolutamente, mamma, Giacomo è veramente mio fratello”;

M.: “e allora come mai non lo si vede mai?”;

C.: “perché Giacomo è così carino che tutti gli vogliono bene e vogliono aiutarmi a tenerlo e a crescerlo bene”.

CHE GLI VUOI DIRE? Signori: mio figlio. Sono una madre orgogliosa.

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